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il manifesto del 25 Ottobre 2007

Il vento della transe scuote il Marocco
«Transes» ('81) di Ahmed El Maanouni ripercorre miti, storia, tradizioni e la musica dei Nass el Ghiwane. Il primo film da un paese in via di sviluppo restaurato da Martin Scorsese è oggi alla Festa di Roma
Elfi Reiter
Tutti a vedere oggi alla Festa di Roma (ore 10.30 teatro Studio, ingresso libero) Transes di Ahmed El Maanouni (prodotto nell'81 da Izza Génini, anche lei regista, entrambi originari del Marocco vivono e lavorano a Parigi). E non si pensa a un film girato 26 anni fa. Sia per quello che narra, l'itinerario culturale e geografico di un gruppo musicale, Nass El Ghiwane che negli anni 70/80 girava per l'intero paese nordafricano (con tappe in Francia) e portava storie di vita quotidiana e politica nei linguaggi interdisciplinari del teatro, della musica e della poesia, sia per «come» lo narra: con una straordinaria sintesi di linguaggi e ritmi che coinvolgono immaginario, miti e storia reale, e nel delineare i molteplici aspetti della transe - religioso, civile, collettivo - passa dal semplice gesto quotidiano a quello rituale, dal singolo ballo al ritmico danzare collettivo nei grandi concerti, dall'occupazione militare portoghese e francese del Marocco alla morte nel 1962 di re Mohammed V, simbolo dell'indipendenza.
E da qui si potebbe trovare un punto di incontro con la situazione odierna: quale tipo di transe o emozione di massa percorre oggi il paese? Per tradizione o influenze esterne? Transes è un lavoro importante e non soltanto perché scelto da Martin Scorsese come primo film da restaurare - e quindi «atto fondatore» - della World Cinema Foundation promossa dallo stesso regista americano sull'onda della già attiva Film Foundation per aiutare i paesi in via di sviluppo a salvaguardare i propri tesori del cinema (è stato già presentato, in questo contesto, a Cannes e a Bologna).
Transes è un film cult in Marocco, lo sottolineano Ahmed El Maanouni e Izza Génini nel corso della nostra conversazione, al termine della proiezione bolognese lo scorso luglio. «Avevo appena terminato la copia lavoro del mio primo film e non sapevo come andare avanti - esordisce El Maanouni con un grande sorriso sulle labbra nel ricordare quei tempi difficili - poi qualcuno mi aveva parlato di una donna marocchina impegnata nella distribuzione». Era Izza Génini, oggi splendida sessantacinquenne con i capelli bianchi raccolti e gli occhi neri luminosi, «gestivo una sala allora, il Club 70, e appena vidi quel suo Alyam Alyam me n'ero follemente innamorata! Anzi, ora che ci penso, sulle prime immagini c'era la voce di uno dei componenti del gruppo musicale che sarebbe diventato protagonista di Transes». Un sodalizio artistico quasi predestinato. «Ogni lingua ha un suo ritmo e è contemporaneamente sorgente musicale e spirituale di quella comunità», precisa Ahmed El Maanouni che lavora ora per una tv marocchina, «le musiche dei Nass El Ghiwane sono le nostre tradizioni, a cui si aggiungono le componenti spirituale, scientifica e popolare derivate da anni di storia del nostro paese e della cultura africana in generale».
Mentre il suo primo film fu presentato a Cannes nella sezione Un certain régard e vinse il Gran Premio al festival di Mannheim, Transes lasciò freddi i giurati a Cannes nell'81 e fu selezionato per il festival a New York. Ma la fortuna fu il passaggio televisivo sul canale notturno Night Flight, perché uno degli spettatori fu Scorsese. «Quell'anno ero in Svizzera per Natale e Capodanno - racconta ancora El Maanouni - e tornato a Parigi, trovai una sorpresa nella mia segreteria telefonica, un messaggio di Martin Scorsese che disse di essere a Parigi fino al 2 e di volermi incontrare perché aveva adorato il mio film. Peccato che eravamo già al 4 gennaio!».
Il regista del film su Bob Dylan che ha promosso una serie di documentari sul blues e un film sui Rolling Stones, parla di Transes nel suo libro Scorsese on Scorsese, mentre in The Last Temptation aveva utilizzato un brano dei Nass El Ghiwani, la cui musica - leggiamo sul catalogo del Cinema ritrovato - fu per lui «un risveglio per lo spirito». 25 anni dopo Scorsese ne parlò a Cannes, e tra stupore e soddisfazione El Maanouni ci fa sapere che Transes era tra i film selezionati nell'ambito della Carte Blanche data a Scorsese per un evento a Marrakech, così come nell'elenco di 8 film da lui preferiti, assieme a Lawrence d'Arabia.
Grazie alla World Cinema Foundation fa parte del patrimonio culturale mondiale, un proseguimento (quasi) ideale della storia del film che accompagnato dalle musiche del gruppo (che nel 1974 perse in circostanze drammatiche uno dei membri, Boujemaa, morto a soli 28 anni) ripercorre la vita sociale - dalla cerimonia del thè a temi di più stretta attualità che includono il colonialismo (ancora presente) e la resistenza locale - qui sotto forma del racconto della donna tentatrice che uccide i propri amanti trasformata in quella di donna della resistenza che seduce i soldati per meglio combatterli. «L'occupazione dei portoghesi risale ai tempi antecedenti alla nascita del cinema, non c'erano immagini disponibili, così ho deciso di sovrapporre l'occupazione francese creando una sintesi storica, mentre il personaggio di Aicha Quandicha è un po' l'icona mito della donna indiavolata».
Alla domanda su cosa significa per lui la transe, El Maanouni fa un confronto interessante tra emozione individuale e emozione di massa. «Per me ha più volti e aspetti, c'è la transe religiosa per esempio nelle sette, quella civile che si trova nei grandi eventi musicali come Woodstock, quella politico-sociale che si riscontra nei grandi eventi storici ed è la transe di un popolo, come quella vissuta dai cittadini del Marocco in lutto per la morte di Re Mohammed V che fu simbolo dell'indipendenza. In genere si parla di trance, quando il corpo entra in vibrazione con l'anima, ma è un momento assolutamente privilegiato quando è sentito da tanti e quindi condiviso». È questa vibrazione dell'anima collettiva che fa nascere la poesia visionaria popolare il cui ritmo è unico, e il gruppo Nass El Ghiwane l'ha ricreata unendo lingua parlata e musica in un contesto teatrale, in cui recitavano poemi che narravano eventi politico-sociali. Inizialmente non era un gruppo rock, ma giravano il paese come narratori, dove l'originalità stava nell'aver approfondito ricerche su poesia e musica.
«Era un fenomeno sociale per tutto il mondo arabo, una voce in cui i giovani amavano proiettarsi. Il titolo del mio primo film è quello di una loro canzone, sentivo la mia sensibilità artistica molto vicina alla loro. C'era una forte potenza di identificazione per i giovani, perché nei loro testi c'era la realtà di tutti i giorni. «Ancora oggi i loro versi sono radicati nelle menti delle persone», interviene Izza Génini e racconta una sua recente corsa in taxi a Marrakech, dove a una frase citata da una canzone, il taxista prontamente rispose con la successiva. Quella musica, fanno ormai parte della memoria e della cultura storica contemporanea.

   
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